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  • Fenomenologia dell’allerta meteo

    Fenomenologia dell’allerta meteo

    Ironia del destino, in questi giorni ho ripreso la lettura di un saggio di Riccardo Gualdo dall’emblematico titolo “L’italiano dei giornali”. Uno di quei libri che si torna a consultare volentieri, quando è possibile. Il riferimento alla «scrittura difficile, artificiosa e pervasa di un’oscurità lessicale che rasenta il gergo, tanto da meritarsi l’appellativo di “giornalese”» calza a pennello per descrivere il linguaggio utilizzato sui mezzi d’informazione nelle notizie che riguardano le famigerate allerte meteo. Brevi messaggi, quasi tutti simili e quasi sempre riportati integralmente senza alcun bisogno di rielaborazione giornalistica. Di questi tempi, una manna dal cielo.

    La loro incidenza rispetto al “feed” delle varie testate, ormai, è tale da non far sembrare più provocatoria l’esortazione a creare una vera e propria categoria di news, come se si trattasse di attualità, cronaca, cultura o sport. Tutti pazzi per l’allerta meteo, specie sui social: pubblicarla assicura molto spesso vantaggi in termini di engagement. Le interazioni salgono a quote considerevoli, tra reazioni (quella più impiegata è la risata) e commenti (quasi esclusivamente negativi). C’è chi addirittura gioisce per un incremento dei numeri che però rischia di abbattere ulteriormente la credibilità già molto a terra degli operatori della comunicazione. A voler essere magnanimi, almeno l’80% delle allerte meteo lanciate in Puglia dalla Protezione Civile si rivelano sproporzionate rispetto alla reale consistenza dei fenomeni atmosferici registrati. Il timore che alla lunga possa prevalere l’effetto “Al lupo al lupo” è fondato e qualcuno lo ha manifestato apertamente. L’impressione è che sempre meno gente prenda sul serio quegli avvisi e, di riflesso, chi li riporta. Occorrerebbe, a questo punto, una valutazione più analitica delle singole allerte, soprattutto di quelle gialle. Credo che i lettori lo meritino, per una questione di rispetto. E penso lo meriti il giornalismo, considerato nel suo complesso.

  • Addio ad Antonella Pagano, la Bellezza come scelta e la cultura come responsabilità

    Addio ad Antonella Pagano, la Bellezza come scelta e la cultura come responsabilità

    È scomparsa a Roma, all’alba di mercoledì 12 agosto, l’artista materana Antonella Pagano. Aveva 72 anni. Sociologa, poeta, scrittrice, pubblicista, autrice anche di opere teatrali, Antonella Pagano ha ideato il “Modello di Pedagogia dell’Arte che passa per la Creatività e conduce alla Bellezza”, sperimentato in istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
    Un suo ricordo a cura di Cinzia Montedoro


    Quando una figura della cultura viene a mancare, ci accorgiamo ancora di più dello spazio che aveva saputo conquistare: non per il rumore della sua presenza, ma per la luce che sapeva portare con le sue parole, il suo pensiero e la sua sensibilità. Antonella Pagano era questo. Una donna di cultura, una poetessa, una sociologa, una intellettuale capace di attraversare mondi diversi senza mai perdere il filo della propria ricerca. Una presenza autenticamente empatica, capace di ascoltare prima ancora di parlare, di incontrare le persone prima ancora di rivolgersi al pubblico. Aveva scelto, consapevolmente e senza compromessi, di fare della Bellezza un’azione civile, trasformando la parola in responsabilità e la cultura in uno strumento di conoscenza, di educazione, di pace.

    Lo diceva con parole che oggi, dopo la sua scomparsa, assumono un significato ancora più profondo: «La bella parola sappia farsi bell’azione». E ancora: «Non si armerà mai la mano che avremo educato alla Bellezza». Non erano semplici formule. Erano la sintesi di un’esistenza.
    Antonella credeva che la cultura non dovesse rimanere chiusa nei libri, nelle sale, nei convegni. Doveva uscire, incontrare le persone, entrare nelle scuole, parlare alle nuove generazioni, restituire dignità alle parole e senso alle relazioni. La poesia, per lei, non era evasione dalla realtà: era un modo più profondo di abitarla. Ogni incontro, ogni festival, ogni mostra, ogni scuola attraversata dalla sua presenza diventava così parte di un progetto più grande: educare alla Bellezza per educare alla vita.
    Bisceglie ha avuto il privilegio di incontrarla più volte e, nel tempo, di riconoscere in Antonella Pagano una delle personalità più significative del proprio panorama culturale.

    Dal Premio Internazionale Sergio Nigri, del quale fu madrina per diversi anni, fino al Premio Internazionale don Tonino Bello, Antonella non ricopriva mai un ruolo semplicemente onorifico. La sua presenza dava profondità alle manifestazioni, perché dietro quella figura elegante e autorevole c’era una donna che aveva dedicato la propria vita alla cultura e alla formazione. Antonella era soprattutto una persona che sapeva creare connessioni.

    Anche “Libri nel Borgo Antico” era diventato uno dei luoghi naturali della sua presenza. A Bisceglie aveva presentato le sue opere, tra cui Percorrimi, Cantò come dea ed Eva e la minestra del paradiso. Ma quelle occasioni non erano semplici presentazioni editoriali.Erano incontri.E chi ha avuto la possibilità di ascoltarla sa che Antonella non parlava semplicemente dei suoi libri: li viveva. La sua ricerca era sempre una ricerca sull’uomo.

    Antonella non ha mai separato la cultura dall’empatia. Per lei conoscere significava anche comprendere; educare significava anche prendersi cura; parlare di Bellezza significava assumersi una responsabilità verso gli altri e verso il mondo.
    E in un tempo nel quale le parole vengono spesso consumate con troppa facilità, Antonella ci lascia una lezione preziosa: le parole hanno un peso e possono diventare azioni.
    Ed è proprio per questo che oggi resta soprattutto quella frase, che assume il valore di un lascito semplice e potentissimo:
    «Non si armerà mai la mano che avremo educato alla Bellezza».
    Forse è questo il modo più vero per salutarla: raccogliere quelle parole e trasformarle in una responsabilità, in un modo diverso di stare nel mondo, di guardare agli altri, di scegliere la cultura come strumento di pace e di umanità.

  • Due serate di comicità e cultura: Bisceglie abbraccia il Festival del Cabaret di Martina Franca

    Due serate di comicità e cultura: Bisceglie abbraccia il Festival del Cabaret di Martina Franca

    Ci sono serate in cui lo spettacolo riesce ad andare oltre il semplice intrattenimento. Serate in cui centinaia di persone scelgono di ritrovarsi insieme, sotto lo stesso cielo, per condividere emozioni, sorrisi e quel senso di comunità che solo gli eventi dal vivo riescono a creare.
    È accaduto al Teatro Mediterraneo di Bisceglie, dove le gradinate si sono riempite di un pubblico numeroso e partecipe, arrivato dalla città, dai comuni vicini e anche da tanti turisti presenti sul territorio. Una presenza significativa che ha confermato ancora una volta il valore dello spettacolo come occasione di incontro, condivisione e appartenenza.

    Sul palco si sono susseguiti artisti capaci di raccontare il nostro tempo attraverso la lente della comicità, trasformando episodi quotidiani, abitudini e contraddizioni della società contemporanea in momenti di leggerezza ma anche di riflessione. Perché la grande comicità non è solo una risata: è uno sguardo attento sulla realtà, capace di far sorridere e, allo stesso tempo, invitare a pensare. Ad aprire la due giorni, lunedì 3 agosto, è stato “Cantieri comici”, format dedicato alla comicità contemporanea che ha portato sul palco Daniele Condotta e Stefano De Clemente, due artisti accomunati da uno stile brillante, ironico e fortemente legato all’osservazione della vita di ogni giorno.

    Martedì 4 agosto, invece, il Teatro Mediterraneo ha accolto “Aspettando il Festival del Cabaret di Martina Franca”, una serata speciale inserita nelle celebrazioni per il trentesimo anniversario della storica manifestazione.A guidare il pubblico nel viaggio tra risate e racconti è stato Mauro Pulpito, volto storico del Festival, che ha accompagnato sul palco Vincenzo Albano, Dino Paradiso e Chicco Paglionico. Tre artisti con esperienze e linguaggi differenti, accomunati dalla capacità di interpretare il presente attraverso una comicità intelligente, mai banale, capace di coinvolgere e sorprendere.


    La serata ha avuto anche un importante valore simbolico, celebrando il nuovo patto di amicizia e collaborazione tra Bisceglie e Martina Franca: un legame che trova nella cultura e nello spettacolo un terreno fertile per costruire nuove occasioni di dialogo, confronto e crescita condivisa.

    Dopo trent’anni di storia, il Festival del Cabaret continua così a confermare la propria identità: una manifestazione capace di valorizzare gli artisti, coinvolgere il pubblico e portare la comicità nei luoghi, trasformandola in un autentico momento di cultura e partecipazione.

    E alla fine, a raccontare meglio di ogni parola il successo dell’iniziativa sono state proprio quelle gradinate piene, gli applausi e le risate di un pubblico che ha scelto di esserci. Perché la cultura vive quando riesce a creare emozioni condivise, e una risata, quando nasce insieme agli altri, diventa un linguaggio universale.

  • Concorso nazionale di poesia “L’Oasi”, c’è tempo fino al 15 luglio per partecipare

    Concorso nazionale di poesia “L’Oasi”, c’è tempo fino al 15 luglio per partecipare

    «La poesia non è un lusso, ma una necessità». Con queste parole i responsabili dell’associazione culturale “Il Calamaio”, Gianni De Iuliis e Antonio Notarpietro, presentano la prima edizione del concorso nazionale di poesia “L’Oasi”, promosso a Trani con l’obiettivo di restituire centralità alla parola scritta, in un tempo in cui la comunicazione tende sempre più a farsi rapida, frammentata e superficiale.

    Il concorso è aperto a tutti gli autori maggiorenni residenti in Europa, chiamati a partecipare con una sola poesia in lingua italiana sul tema “La poesia è oasi”. Il testo dovrà essere inviato tramite posta elettronica all’indirizzo ilcalamaioaps@gmail.com entro il 15 luglio 2026. La partecipazione è gratuita.

    A valutare gli elaborati sarà una giuria composta da poeti, critici, docenti e altre figure di rilievo nel panorama culturale italiano, oltre che da semplici amanti della poesia. Sono previsti cinque vincitori assoluti, ai quali andranno premi in denaro e l’ospitalità a Trani in occasione della cerimonia finale. La giuria selezionerà inoltre le opere ritenute più significative, che confluiranno in un volume antologico curato dall’associazione Il Calamaio, presieduta e condotta dal professore Gianni De Iuliis e dal dottore Antonio Notarpietro.

    Il concorso “L’Oasi” rappresenta solo una delle attività promosse dall’associazione culturale “Il Calamaio”, fondata a Trani con l’intento di creare un luogo di incontro tra poesia, cultura e cittadinanza. Il nome scelto richiama l’antico strumento che custodisce l’inchiostro, simbolo della parola che si deposita, che resiste, che diventa memoria.

    Fra gli obiettivi dichiarati dall’associazione figurano la promozione della poesia contemporanea, l’organizzazione di eventi, laboratori, incontri e rassegne, la costruzione di spazi di dialogo fra generazioni e sensibilità diverse, nonché la valorizzazione della cultura come bene comune, riportando al centro la lentezza, l’ascolto e la profondità.

    In un’epoca segnata dalla rapidità e dalla frammentazione della comunicazione, l’associazione rivendica la necessità di un ritorno alla parola pensata, alla scrittura intesa come gesto di cura, alla poesia come forma di resistenza gentile. L’obiettivo, spiegano i fondatori, è ritrovare il peso specifico delle parole e riscoprirsi comunità attorno a un foglio bianco. Trani si candida così, ancora una volta, a farsi capitale dell’ascolto e dell’accoglienza.

    L’associazione invita poeti, lettori, studenti, docenti, appassionati e semplici curiosi a partecipare e a sostenere l’iniziativa, che punta a diventare un appuntamento stabile nel calendario culturale cittadino e nazionale. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito dell’associazione, all’indirizzo www.giannideiuliis.it/il-calamaio.

  • Bisceglie, Alessandro Ricchiuti torna a “picconare” la politica: «Civismo in crisi. Servono idee chiare e qualcuno disposto anche a perdere, piuttosto che vincere male»

    Bisceglie, Alessandro Ricchiuti torna a “picconare” la politica: «Civismo in crisi. Servono idee chiare e qualcuno disposto anche a perdere, piuttosto che vincere male»

    Intervento perentorio di Alessandro Ricchiuti, amministratore delegato di Riada Partners, sulla situazione politico-amministrativa a Bisceglie. Parole, le sue, destinate a far discutere.



    Per due sedute consecutive il consiglio comunale di Bisceglie non ha raggiunto il numero legale. Banchi semivuoti, atti urgenti rinviati di qualche giorno come se il tempo della città fosse una variabile trascurabile. Il Partito Democratico ha lasciato la maggioranza, alcuni consiglieri sono passati di fatto all’opposizione, assessori rimasti senza un seggio a rappresentarli. È l’immagine di un’amministrazione a fine corsa, ma sarebbe un errore leggerla solo come la crisi di un sindaco. È la crisi di un metodo.

    Quella frammentazione che oggi svuota l’aula è la stessa che tre anni fa aveva vinto le elezioni. Decine di liste, centinaia di candidati, un voto polverizzato in mille rivoli: un sistema che premia chi raccoglie consenso a pezzi e poi, puntualmente, non riesce a tenerlo insieme. Perché un consenso costruito sulla somma di micro-interessi personali diventa, il giorno dopo, una somma di micro-ricatti. Chi entra per visibilità non resta per responsabilità.

    Per questo l’appuntamento elettorale che si avvicina chiede alle coalizioni politiche— di centrosinistra e di centrodestra — un salto di maturità che finora nessuno ha avuto il coraggio di compiere.

    Da una parte, chi ha amministrato deve avere l’onestà di indicare con chiarezza chi ritiene debba dare continuità a quel lavoro: un nome, non una nebulosa. Dall’altra, chi vuole rappresentare l’alternativa deve presentarsi con una proposta davvero nuova, non con il riciclo degli stessi volti sotto simboli diversi. La richiesta, in entrambi i casi, è la stessa: due, al massimo tre candidati sindaci, ciascuno espressione reale della sintesi politica di una coalizione. Non mille aspiranti consiglieri divisi in micro-liste che servono soltanto come merce di scambio.

    Da trent’anni chiamiamo “civismo” ciò che troppo spesso è stato solo un veicolo di visibilità personale, privo di qualsiasi programmazione strutturale per il territorio: un’etichetta nobile usata per coprire l’assenza di un’idea di città. Ma fare politica è un carico, non una vetrina. Chi sceglie di portarlo deve farlo con coraggio, oppure restare a casa. Non c’è disonore nel non candidarsi; c’è disonore nel candidarsi solo per esistere.

    I cittadini chiedono chiarezza, non l’accozzaglia confusa di queste settimane. Da decine di aspiranti sindaci e migliaia di aspiranti consiglieri non può che nascere il livello più basso possibile: di candidati, e di politica.

    Ed è qui che la posta in gioco diventa concreta. Se la politica non avrà il coraggio di queste scelte, la città non avrà una guida autorevole — e l’autorevolezza non è un vezzo, è ciò che dà sicurezza ai cittadini ed è il vero motore di un piano straordinario sulla sicurezza e sullo sviluppo economico, i due pilastri su cui si fonda il vivere civile. Se il sindaco o la sindaca che verrà sarà l’ennesimo parto di alchimie, ripescaggi e accordi, anche l’azione amministrativa nascerà già segnata: lenta, incerta, involutiva.

    Servono pochi nomi, idee chiare e qualcuno disposto anche a perdere, piuttosto che vincere male.

  • Bisceglie, il grande successo dell’evento benefico “Insieme per la solidarietà” allo Sporting Club

    Bisceglie, il grande successo dell’evento benefico “Insieme per la solidarietà” allo Sporting Club

    Nobile la causa, importante la risposta dei biscegliesi. In centinaia, sabato 27 giugno, hanno partecipato all’evento “Insieme per la solidarietà”, organizzato negli ampi spazi dello Sporting Club. Una serata di musica e intrattenimento fortemente voluta da Nicoletta Valente, cittadina biscegliese in cura chemioterapica, per sensibilizzare la comunità al tema della piena dignità delle donne sottoposte ai trattamenti oncologici. Al suo fianco, l’associazione «La vita è bella» guidata da Isabella Di Tullio, una mamma che ha perso le figlie Irene e Antonella a causa di mali incurabili ma ha deciso di tramutare il dolore in impegno per gli altri, con l’aiuto della figlia Giulia Dell’Olio. Il prezioso supporto di Paola Silvestris e Giusy Povia ha reso possibile la messa a punto dell’iniziativa, nel corso della quale sono stati raccolti fondi finalizzati all’acquisto di un macchinario oncologico munito di casco refrigerante per l’ospedale «Miulli» di Acquaviva delle Fonti. L’apparecchiatura è indispensabile per prevenire la caduta dei capelli nel corso delle sedute di chemioterapia, con un impatto psicologico decisamente positivo per le pazienti, come ha testimoniato la stessa organizzatrice sulla base della sua esperienza personale.

    Sul palco dello Sporting Club, la cui dirigenza ha concesso la struttura a titolo gratuito, si sono avvicendati il comico-cabarettista Vitantonio Mazzilli, il dj Ignazio Ricchiuti ed i componenti della band Special needs, che hanno sposato convintamente le finalità dell’appuntamento prestando il loro talento e riscuotendo un notevole gradimento da parte del numeroso pubblico. Con loro anche i tecnici del service e i grafici.

    «Grazie all’incredibile generosità dei tanti biscegliesi e degli ospiti giunti da altre città, oltre che alle donazioni di chi non ha potuto essere presente fisicamente, siamo riusciti a raccogliere quasi 12000 euro» hanno fatto sapere i promotori. «Il ricavato è un primo importante step per l’acquisto della cuffia refrigerante. La strada è ancora lunga perché dobbiamo raccogliere ancora quattro volte tanto per raggiungere la cifra totale ma sabato abbiamo compiuto un passo gigante». Un successo sotto ogni punto di vista, considerata la portata del messaggio trasmesso in sostegno alle donne che convivono con la malattia oncologica. Innegabile il contributo fornito dallo Sporting Club, cornice ideale della socialità di Bisceglie che vive una felice fase di rilancio. Ulteriori iniziative sono già allo studio per avvicinare il traguardo richiesto e realizzare il proposito di Nicoletta Valente.

  • “La nostra ultima estate”, il corto di Giuseppe De Candia che cattura l’attenzione e coinvolge

    “La nostra ultima estate”, il corto di Giuseppe De Candia che cattura l’attenzione e coinvolge

    La fatidica soglia dei trent’anni è vicina ma l’innegabile freschezza dell’artista induce a ritenerla ancora distante. Perché Giuseppe De Candia ha sempre qualcosa da dire e da proporre. Il regista, sceneggiatore e cantautore biscegliese lo ha dimostrato con l’uscita di “La nostra ultima estate”, nuovo capitolo dell’interessante percorso intrapreso nel cortometraggio. La première si è tenuta, come da tradizione, al Politeama Italia di Bisceglie, autentico amuleto per il debutto delle sue opere, particolarmente apprezzate. Del resto, i proprietari del cityplex di via Montello hanno sempre mirato a dare valore ai giovani cineasti, al punto da mettere in piedi un progetto specifico dedicato alle produzioni del territorio.

    “La nostra ultima estate”, girato tra Bisceglie, Trani e Molfetta, va diritto al punto, come i migliori corti. È il racconto della conoscenza casuale tra Alex (interpretato da De Candia) e Tommaso (Riccardo Ubertini), due ragazzi che vivono una fase cruciale delle loro esistenze tra cambiamenti, inquietudini e aspirazioni. Il biscegliese, per l’occasione, è stato affiancato alla regìa da Paolo Emilio Addario Chieco, 25enne di origini coratine che vive a Roma. I risvolti esistenziali affrontati (l’amicizia, l’amore, la crescita personale) ricalcano quanto già trattato nell’opera prima di De Candia, “Scrivimi per sbaglio”, risalente al 2022: i numerosi riconoscimenti ottenuti in diverse rassegne di settore ne certificarono il gradimento. «Cerco di parlare dei legami affettivi evitando di scadere nelle banalità, sia nelle canzoni che nei cortometraggi» ha sottolineato l’autore. Le tematiche lgbt fanno da cornice a quelle generazionali in un quadro che risulta credibile e coinvolgente per lo spettatore. Il viaggio alla scoperta di sé stessi, nei testi, è condotto con la giusta miscela tra autoironia e leggerezza, rifuggendo sia dalla superficialità che dagli intenti pedagogici.

    “E prometto di esserti fedele sempre”, realizzato nel 2023, ha segnato un’interessante variazione, con il protagonista al centro di un bizzarro plot twist dopo essersi unito in un matrimonio di interesse con una donna anziana e molto benestante, alla cui scomparsa ha preso forma la più amara delle beffe. “Un amico vero”, uscito nel gennaio 2025, ha invece toccato i tasti più delicati dell’introspezione in un affresco delle incertezze di un ragazzo non ancora divenuto uomo affrancato dal rapporto con il classico amico immaginario. Un percorso che prosegue e si consolida con “La nostra ultima estate”, tra gli splendidi scorci di Bisceglie e della città limitrofe. Testo e storia convincenti, recitazione di buonissimo livello e finale aperto che si presta a molteplici interpretazioni. Gli applausi scroscianti di una sala gremita nel corso della proiezione in anteprima hanno ribadito il sostegno convinto verso la coerenza artistica del regista e cantante, che nelle settimane precedenti ha ottenuto un buon riscontro anche con l’omonimo singolo, perfetto completamento della colonna sonora composta dal musicista biscegliese Fabio Di Liddo.

    Il corto è disponibile dal 22 giugno sulla piattaforma web Weshort, nata a Bisceglie e affermatasi a livello internazionale, che ha curato la produzione inserendo il lavoro di Giuseppe De Candia tra i «WeShort originals».

  • Basket, Mens Sana Siena in B Nazionale: Reggio Calabria vince ma non basta. Invalidato l’autocanestro di Laganà per andare all’overtime

    Basket, Mens Sana Siena in B Nazionale: Reggio Calabria vince ma non basta. Invalidato l’autocanestro di Laganà per andare all’overtime

    L’auspicio è che il confusionario epilogo del triangolare con cui è stata messa in palio la quarta e ultima promozione in B Nazionale possa convincere chi elabora le formule dei campionati a semplificare i meccanismi. Tripudio per la Mens Sana Siena, che accede al terzo livello cestistico nonostante la sconfitta (64-62) maturata domenica nel confronto con la Viola Reggio Calabria. Si discuterà, e non poco, dei tiri liberi falliti di proposito dalla compagine di coach Vecchi per evitare il rischio dell’overtime e si scriverà, inevitabilmente, dell’autocanestro che Marco Laganà ha realizzato sul suono della sirena proprio per forzare lo svolgimento di un supplementare nel quale la sua squadra avrebbe potuto provare a vincere la partita di otto lunghezze. Bisognerebbe comprendere, inoltre, per quale motivo i due arbitri abbiano dichiarato chiusa la sfida dopo aver fischiato un fallo tecnico al cestista reggino senza attendere l’esecuzione del conseguente tiro libero previsto dal regolamento, benché a gioco terminato. Una chiusura ingloriosa per il bel campionato di Serie B Interregionale, frutto di una gestione molto discutibile sotto diversi punti di vista, compresa la scelta illogica di Sora quale sede degli spareggi.

    Siena, sia chiaro, ha meritato il salto di categoria e lo ha dimostrato anche nel corso del match con una Viola che fondamentalmente si è messa in carreggiata troppo tardi, in un weekend nel quale ha litigato con il canestro esprimendo un gioco molto al di sotto delle sue potenzialità. Il cast senese, che si sarebbe potuto permettere il lusso di perdere fino a 7 punti di scarto, ha tenuto le redini della contesa toccando anche il +8 (39-47 al 25’). Fiammata neroarancio improvvisa nel quarto parziale con la tripla del sorpasso marchiata da Vanni Laquintana, che ha recuperato il pallone successivo infilando il 55-51. Replica immediata dei biancoverdi che con uno 0-7 hanno chiuso il discorso. Parità grazie a Maresca, spunto biancoverde fino al 58-62. I canestri pesanti di Laganà e Marini hanno capovolto il punteggio, poi la convulsa soluzione. Il secondo posto del triangolare è di Pizzighettone, che potrebbe così ritrovarsi in cima alla graduatoria dei ripescaggi per prendere il posto di Jesi, lasciando la Viola beffardamente all’asciuto.

    VIGEVANO RISALE IN A2
    Successo della formazione di coach Stefano Salieri (71-67) nello spareggio di Forlì su una Virtus Roma che dopo aver ceduto in gara5 fra le mura amiche alla Pallacanestro Montecatini ha mancato l’ultima opportunità per il salto di categoria. Hombre del partido l’esterno Alfredo Boglio, autore di 22 punti. La formazione lombarda festeggia il ritorno in A2 dopo una sola stagione.

  • Basket, Pizzighettone chiude gli spareggi con un successo su Reggio Calabria che per salire in B Nazionale dovrà battere Siena di 9

    Basket, Pizzighettone chiude gli spareggi con un successo su Reggio Calabria che per salire in B Nazionale dovrà battere Siena di 9

    Era forse destino che le calcolatrici dovessero assistere gli addetti ai lavori fino all’atto conclusivo del triangolare che assegnerà la quarta e ultima promozione nel campionato di Serie B Nazionale. Sabato, sul parquet di Sora, l’orgoglioso Pizzighettone ha riscattato lo stop della sera precedente con la Mens Sana Siena regolando la Viola Reggio Calabria. Gli esiti di due delle tre sfide hanno determinato una situazione per cui la formazione lombarda è in ogni caso fuori da giochi. Il -2 in differenza canestri non potrà mai essere sufficiente a classificarsi al primo posto. La squadra di Baiardo ha dato vita ad una prova di sostanza, mettendo alle corde i neroarancio di coach Cadeo che hanno offerta una prestazione decisamente sotto le aspettative. Pizzighettone ha toccato anche il +12 (33-21 al 16’), lavorando ai fianchi gli avversari, tenuti a 7/30 dal campo nei primi venti minuti del confronto. La Viola ha reagito nella terza frazione, impattando a quota 40 grazie a Marangon, che ha firmato anche il canestro del sorpasso (46-47). Il break di 7-0 in apertura di quarto periodo ha lanciato Tedoldi (12 punti) e compagni. Il cast calabrese ha provato a rimettersi in carreggiata con la tripla di Marini per il 54-51 a 3’ dalla fine ma le successive scelte in attacco non si sono rivelate efficaci. Il croato Samija, in contropiede, ha siglato il 58-51: del top scorer Piccoli, dalla lunetta, il 60-51 mentre la schiacciata di Marini ha fissato il punteggio sul 60-53 conclusivo. Pizzighettone si è imposta malgrado un terrificante 3/25 nel tiro da tre, in forza della supremazia a rimbalzo (47-42, 15 quelli di Ndiaye). Pessimo il rendimento offensivo di Reggio Calabria, che ha chiuso il confronto con un agghiacciante 24% dal campo (e con il 30% da due).

    Vanni Laquintana e compagni, per conquistare la promozione, dovranno battere la Mens Sana Siena con almeno 9 punti di scarto, producendo così una differenza canestri generale migliore rispetto a quella del collettivo toscano, cui invece basterebbe limitare i danni di un’eventuale sconfitta alle sette lunghezze per festeggiare. Un +8 reggino farebbe scattare calcoli complessi legati ai punteggi esatti delle partite.

  • Basket, la Mens Sana Siena piega Pizzighettone nel primo match del triangolare per il salto in B Nazionale

    Basket, la Mens Sana Siena piega Pizzighettone nel primo match del triangolare per il salto in B Nazionale

    Caldo asfissiante sul parquet, protagonisti usurati dalle fatiche di una stagione interminabile e pallone pesantissimo. Ingredienti tipici degli spareggi che vanno in scena, con buona pace della ragionevolezza, oltre la metà di giugno. Il confronto d’apertura del triangolare che assegnerà un posto nella prossima B Nazionale, al netto delle prospettive appena aperte per la seconda classificata dall’annunciato forfait del Basket Academy Jesi, ha preso il via sul parquet del PalaPolsinelli di Sora confermando subito tutte le perplessità sulla scelta della sede. Il successo della Mens Sana Siena ai danni di Pizzighettone (77-68 il punteggio, fondamentale in ottica di quello che accadrà fra sabato e domenica) è maturato al termine di una sfida dai due volti, che la compagine di coach Vecchi ha svoltato grazie al talento del suo giocatore migliore. Sul fronte opposto, al contrario, il collettivo allenato da Baiardo non ha saputo elevare la qualità della prestazione nelle fasi decisive.

    Un equilibrio sostanziale ha caratterizzato i primi trenta minuti del match, al netto degli strappi del cast lombardo (32-37 al 18’) e di marca senese (51-47 al 28’). La contesa si è infiammata proprio quando Ciaramella, con due triple in fila, ha riportato Pizzighettone avanti. Un break di 10-0 nel cuore della quarta frazione, aperto e chiuso dall’mvp Marco Perin, ha spaccato la partita (65-59). Siena ha alzato l’intensità difensiva, a cominciare dal lavoro sul pick & roll laterale, bilanciando una situazione a rimbalzo che diversi tratti era stata deficitaria. La differenza, sull’altro lato del campo, l’ha fatta Perin con canestri importanti, supportato da Belli: 71-63 con tre minuti da giocare. Ciaramella (9 punti ma 7 rimbalzi e 8 assist) l’ultimo ad arrendersi con altro acuto ma Perin e Cerchiaro hanno incrementato il bottino assicurandosi un discreto margine. Gioia per gli oltre 100 tifosi toscani al seguito che hanno intonato, come sempre, il canto della Verbena.

    Sabato, con inizio fissato per le ore 20, Pizzighettone incrocerà la Viola Reggio Calabria mentre domenica (start alle 19) andrà in scena l’ultimo atto del triangolare tra le due blasonate tradizioni cestistiche reggine e senesi. Ogni gara è diversa dall’altra ma quanto visto sul rettangolo di gioco venerdì ha fornito indicazioni piuttosto significative in merito alla capacità di gestione dei possessi nei frangenti chiave. Guai, però, a ritenere Pizzighettone già rassegnata.