Quella che si concluderà ma solo ufficialmente a mezzanotte di venerdì 22 maggio può essere ritenuta, a tutti gli effetti, una strana campagna elettorale. L’appuntamento amministrativo di domenica e lunedì non riguarda direttamente i biscegliesi ma sotto il profilo sociologico (e agli occhi del politologo) non può sfuggire la rilevanza di riflesso della tornata. Sono chiamati al voto per indicare sindaco e componenti delle assemblee elettive i cittadini di ben 4 Comuni confinanti con Bisceglie: Trani, Molfetta, Andria e Corato. Un qualche elemento di biscegliesità, peraltro, è certificato dalla presenza di candidati consiglieri (soprattutto nelle liste molfettesi) i cui legami con la città dei Dolmen sono evidenti, per questioni di residenza o lavorative. Vale la pena evidenziare, nell’analisi di quanto accaduto specialmente nelle ultime quattro settimane, una mutazione decisa del paradigma comunicativo. Il medium tradizionale, la tv, resiste anche se in misura sempre più contenuta e il ricorso più frequente che ne se fa è attraverso format molto ridotti in termini di tempo. Le “vecchie” tribune politiche sembrano aver ceduto decisamente il passo. E mentre i social dilagano, con un utilizzo intensivo dell’intelligenza artificiale per il copy dei post e persino per la generazione delle grafiche dedicate agli appuntamenti, si è già diffuso il trend dei brevi clip video, finora limitato alle campagne dei candidati sindaci ma ultimamente cucito su misura anche a chi concorre per un posto in consiglio comunale. I prossimi due anni saranno interessanti, perché condurranno la politica, anche nel momento elettorale, all’impiego di un mezzo in grande ascesa: il podcast. Come per tutte le modalità espressive, però la raccomandazione è la stessa: maneggiare con cura, badando alla resa effettiva del prodotto rispetto al messaggio che si intende veicolare.
Quanto ai contenuti, anche al costo di un certo appiattimento generale è divenuta per fortuna prevalente un’impostazione “local” della campagna, che ha soppiantato la cattiva abitudine del passato di settare i discorsi e gli slogan del candidato seguìto come se dovesse concorrere per la segreteria generale dell’ONU e non, con tutto il rispetto, per il ruolo di primo cittadino di una comunità. Fa piacere rilevare che chi si occupa di comunicazione politica (troppo speso reclutato senza una reale preparazione specifica in materia ma questo è un altro discorso) abbia almeno compreso che tra i compiti di chi vuole sedere sulla poltrona di Palazzo di Città non può rientrare la ricerca della “pace nel mondo”.
Le attese e i pronostici, sì. Tutti quanti sanno che in una realtà la partita è chiusa da tempo e l’unico dato interessante sarà il margine di distacco. Tre situazioni appaiono piuttosto aperte, con le ultime ore che determineranno i “soliti” spostamenti di importanti pacchetti di preferenze e il giochino del voto disgiunto che potrebbe modificare i rapporti di forza immaginati. Lunedì, dalle 15, cominceremo a curiosare come sempre per conoscere i risultati e lasciarci andare alle analisi politiche, com’è giusto e come in fondo è bello che sia.
