Ero pronto a seguire il mio basket, con le gare 2 delle semifinali playoff di Serie C maschile e di B femminile, torneo di cui si è giocata anche la seconda sfida del playout tra Pink Bari e Battipaglia, con successo e salvezza della formazione del capoluogo. Vorrei sfoderare un pizzico di sano orgoglio biscegliese per la splendida prestazione di Matteo Valente, decisivo con 18 punti e una gran difesa su Joel Myers nella vittoria dell’Assi Brindisi ai danni di Nardò. Avrei desiderato celebrare il blitz della Virtus Mesagne che ha centro l’accesso alla finale estromettendo Lecce.
L’improvviso trillo di una notifica, poco dopo le 21, ha cambiato la mia serata e dal PalaCosmai mi sono catapultato subito in via Mauro Storelli, giungendo quando tutto era già compiuto.
L’aprile nero della mia città si è concluso, ieri sera, nello stesso modo in cui si è aperto il pomeriggio del 13: con una vittima innocente. Senza contare la tragedia di Mino Racanati, disperso dal 2 aprile a seguito del crollo del ponte sul fiume Trigno, in Molise.
L’incredibile successione degli avvenimenti sembra volerci sbattere in faccia, una volta per tutte, quella realtà che per troppo tempo non abbiamo accettato: Bisceglie è una città fortemente insicura, entrata nella notte peggiore della sua esistenza. Ciò è accaduto in funzione di un intreccio di motivi che in questa fase storica si sono incastrati in modo diabolico.
In casi del genere sarebbe fondamentale compattare la comunità intorno a figure autorevoli, competenti, carismatiche. Persone che con poche parole e gesti efficaci siano in grado di trasmettere il pieno senso di consapevolezza dei passi da compiere. Lo smarrimento comprensibile dei biscegliesi è aggravato dalla certezza di non poter contare, a diversi livelli, su profili di un tale spessore. Ecco perché, purtroppo, è necessario prepararsi ad affrontare una notte molto ma molto lunga.
