Non so, onestamente, se l’impulsiva decisione di abbattere decine di alberi di pino su tutto il territorio biscegliese possa essere ritenuta un’implicita ammissione di responsabilità morale per la morte della dodicenne Alicia Amoruso. So che a moltissimi sembra così stridente, quasi beffarda, una tale dimostrazione di capacità operativa sfoderata nel giro di poche ore. Chi amministra, nella situazione venutasi a creare, deve aspettarsi una critica di questo tipo: perché, anche al costo di voler semplificare, quasi tutto risulta inspiegabile.

Le domande che qualsiasi cittadino di Bisceglie (ma non solo) si sta facendo sono facilmente immaginabili: quali ragioni hanno impedito interventi risolutivi nelle settimane, nei mesi e negli anni scorsi? Se adesso si è provveduto a rimuovere completamente quegli alberi – provocando un’ira diffusa non soltanto tra gli ambientalisti – per quali dannati motivi, in precedenza, non si è proceduto con puntuali ed efficaci potature?

Angelantonio Angarano, i suoi assessori e i consiglieri comunali di maggioranza sono finiti nell’occhio del ciclone: in questo momento, inutile nasconderlo, hanno perso la fiducia di una comunità che farà molta fatica per lasciarsi alle spalle una tragedia di tale portata. La credibilità della burocrazia, già di per sé molto bassa, ora è sotto zero. Sono i giorni peggiori e la constatazione che passeranno non può rappresentare – per nessuno – l’unica strategia d’azione per il futuro prossimo.