Certo che ne sono successe nel frattempo…
Lo zampino ce l’ha messo, come spesso accade, l’amico fraterno Piero Dell’Olio inviandomi uno screenshot dell’epoca: il 20 febbraio del 2013, poco prima di mezzogiorno, si consumò un atto che ha modificato profondamente il corso degli eventi per la politica e la comunità di Bisceglie. Toccò al senatore Francesco Amoruso, che ne ha più volte raccontato i retroscena, presentare all’attenzione del segretario generale (l’ottimo Francesco Lazzaro) le tredici firme con cui altrettanti componenti del consiglio comunale di Bisceglie, rassegnando le dimissioni, posero fino alla seconda amministrazione guidata da Francesco Spina.

Una sliding door non da poco, perché la scelta di presentare quel documento (sottoscritto in studio notarile) prima delle ore 12 del 20 febbraio ha provocato l’indizione delle successive elezioni amministrative per il mese di maggio di quello stesso anno mentre un’attesa anche di pochi minuti avrebbe determinato un commissariamento molto più lungo dell’ente. Chissà come sarebbero andate le cose in questo caso.
Spina, artefice di una campagna elettorale impeccabile sotto il profilo tattico, riuscì a calarsi nei panni del bravo sindaco tradito da una parte della sua maggioranza e a serrare i ranghi, per superare tutti i pretendenti al primo turno e poi sconfiggere Gianni Casella al ballottaggio. Una pagina di storia della città contrassegnata da livori, asprezze, colpi bassi e tensioni che, a distanza di 13 anni, sembrano propri di una realtà radicalmente differente se confrontata al piattume attuale. Perché, al netto degli aspetti più truculenti, il crollo del sentimento di partecipazione alle dinamiche socio-politiche da parte dei biscegliesi è evidente. La retorica paracula dei toni rassicuranti ha spento qualsiasi possibilità di confronto, avvolgendo la città in una gigantesca cappa di cloroformio. Un’anestesia della quale ho più volte scritto, forse perché fra i pochi possessori di antidoto.
Di sicuro, oggi è persino complicato descrivere a chi non ha vissuto quelle fasi (o era troppo piccolo) la “folle” copertura giornalistica dedicata alla processione dei 13 firmatari da e per lo studio notarile, raccontare loro dei colleghi appostati dietro le piante per non farsi riconoscere, dei continui conteggi, delle dimissioni in blocco degli assessori e della Giunta ridotta a quattro elementi (con l’attuale consigliera di maggioranza Lucrezia Ruggieri vicesindaco per poche ore), dei tentativi di mediazione, delle compensazioni e delle offerte (compresa quella di un assessorato ad Angelantonio Angarano, allora unico consigliere del Pd e bocciano osservante), deiboatos, delle potenziali ripercussioni su scala provinciale e regionale, del famigerato “pollice verso” di Raffaele Fitto, ritenuto da molti il decisore finale dello scioglimento. Gli aggiornamenti continui della situazione con la “caccia al consigliere” («Quanti sono saliti nello studio?»), l’uso di Facebook e Twitter per dare le notizie in modo più tempestivo… Tutto questo, adesso, non desterebbe alcun tipo di attenzione, al punto che l’analisi delle vicende politico-amministrative è progressivamente scomparsa dai radar giornalistici, e non solo per il mancato ricambio generazionale. La politologia, purtroppo, non tira più e peraltro non si sono rivelati al momento colleghi più giovani di me, sul territorio, in grado e con la voglia di occuparsene. Il dibattito, a Bisceglie, è finito. Siamo passati dalla rincorsa sfrenata all’anticipazione ad un avvilente appiattimento: sono i politici, o presunti tali, a dettare la linea con comunicati, dichiarazioni e finte interviste in cui si fanno fare le domande che vogliono o, peggio, utilizzano un canale differente per rispondere a istanze sollevate su altri media. Spero si comprenda quel pizzico di nostalgia per i bei tempi andati nei quali gli amministratori rispondevano ai giornalisti (addirittura parlandoci al telefono o di persona!!!), replicavano sulle questioni, rendevano vivo il confronto. Che fine ingloriosa…
