È scomparsa a Roma, all’alba di mercoledì 12 agosto, l’artista materana Antonella Pagano. Aveva 72 anni. Sociologa, poeta, scrittrice, pubblicista, autrice anche di opere teatrali, Antonella Pagano ha ideato il “Modello di Pedagogia dell’Arte che passa per la Creatività e conduce alla Bellezza”, sperimentato in istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
Un suo ricordo a cura di Cinzia Montedoro


Quando una figura della cultura viene a mancare, ci accorgiamo ancora di più dello spazio che aveva saputo conquistare: non per il rumore della sua presenza, ma per la luce che sapeva portare con le sue parole, il suo pensiero e la sua sensibilità. Antonella Pagano era questo. Una donna di cultura, una poetessa, una sociologa, una intellettuale capace di attraversare mondi diversi senza mai perdere il filo della propria ricerca. Una presenza autenticamente empatica, capace di ascoltare prima ancora di parlare, di incontrare le persone prima ancora di rivolgersi al pubblico. Aveva scelto, consapevolmente e senza compromessi, di fare della Bellezza un’azione civile, trasformando la parola in responsabilità e la cultura in uno strumento di conoscenza, di educazione, di pace.

Lo diceva con parole che oggi, dopo la sua scomparsa, assumono un significato ancora più profondo: «La bella parola sappia farsi bell’azione». E ancora: «Non si armerà mai la mano che avremo educato alla Bellezza». Non erano semplici formule. Erano la sintesi di un’esistenza.
Antonella credeva che la cultura non dovesse rimanere chiusa nei libri, nelle sale, nei convegni. Doveva uscire, incontrare le persone, entrare nelle scuole, parlare alle nuove generazioni, restituire dignità alle parole e senso alle relazioni. La poesia, per lei, non era evasione dalla realtà: era un modo più profondo di abitarla. Ogni incontro, ogni festival, ogni mostra, ogni scuola attraversata dalla sua presenza diventava così parte di un progetto più grande: educare alla Bellezza per educare alla vita.
Bisceglie ha avuto il privilegio di incontrarla più volte e, nel tempo, di riconoscere in Antonella Pagano una delle personalità più significative del proprio panorama culturale.

Dal Premio Internazionale Sergio Nigri, del quale fu madrina per diversi anni, fino al Premio Internazionale don Tonino Bello, Antonella non ricopriva mai un ruolo semplicemente onorifico. La sua presenza dava profondità alle manifestazioni, perché dietro quella figura elegante e autorevole c’era una donna che aveva dedicato la propria vita alla cultura e alla formazione. Antonella era soprattutto una persona che sapeva creare connessioni.

Anche “Libri nel Borgo Antico” era diventato uno dei luoghi naturali della sua presenza. A Bisceglie aveva presentato le sue opere, tra cui Percorrimi, Cantò come dea ed Eva e la minestra del paradiso. Ma quelle occasioni non erano semplici presentazioni editoriali.Erano incontri.E chi ha avuto la possibilità di ascoltarla sa che Antonella non parlava semplicemente dei suoi libri: li viveva. La sua ricerca era sempre una ricerca sull’uomo.

Antonella non ha mai separato la cultura dall’empatia. Per lei conoscere significava anche comprendere; educare significava anche prendersi cura; parlare di Bellezza significava assumersi una responsabilità verso gli altri e verso il mondo.
E in un tempo nel quale le parole vengono spesso consumate con troppa facilità, Antonella ci lascia una lezione preziosa: le parole hanno un peso e possono diventare azioni.
Ed è proprio per questo che oggi resta soprattutto quella frase, che assume il valore di un lascito semplice e potentissimo:
«Non si armerà mai la mano che avremo educato alla Bellezza».
Forse è questo il modo più vero per salutarla: raccogliere quelle parole e trasformarle in una responsabilità, in un modo diverso di stare nel mondo, di guardare agli altri, di scegliere la cultura come strumento di pace e di umanità.