La vittoria di misura (1-0) conquistata nel match di ritorno a spese del Taranto è valsa all’A. S. Bisceglie il trionfo nella fase regionale della Coppa Italia riservata alle formazioni di Eccellenza. Un successo fondamentale per la compagine nerazzurra, che proverà a far strada nella competizione nazionale con l’obiettivo di assicurarsi il trofeo e, soprattutto, il conseguente pass diretto per la Serie D. Non è un mistero che le formazioni pugliesi del massimo livello calcistico regionale siano tradizionalmente molto più attrezzate delle squadre della stessa categoria in tutte le altre realtà italiane: l’Eccellenza, in Puglia, ha dei costi esorbitanti ed esprime valori tecnici altissimi. L’albo d’oro è eloquente: dieci finaliste provenienti dal tacco dello stivale dal 2003-2004 in poi con ben cinque hurrà, il primo dei quali centrato nel 2008-2009 (con il Casarano). Lo stesso Bisceglie è salito in quarta serie nel 2011-2012 attraverso la competizione (2-1 sull’Atletico Pisa nella finale giocata al “Flaminio” di Roma): identica situazione si è riproposta per Virtus Francavilla (nel 2015), Casarano (nel 2019) e Barletta (nel 2022) mentre è andata male, fra le altre, al Trani nel 2018 e di nuovo al Barletta (comunque promosso attraverso la vittoria del campionato) nel 2025.
L’A. S. Bisceglie, inoltre, è al comando della classifica nel torneo di Eccellenza pugliese a dodici giornate dal termine. Una stagione ai vertici, in sostanza, con pochissimi bassi e un rendimento particolarmente soddisfacente. Il gol realizzato da Nicola Citro al 70’ ha neutralizzato il 2-1 incassato nella finale d’andata a Massafra, domicilio provvisorio del cast tarantino a causa del restyling dello stadio “Iacovone” per i Giochi del Mediterraneo.
Più che dell’andamento complessivo delle due sfide, però, sui social si legge del comportamento di Pino Di Meo, il vulcanico 56enne tranese che allena il team nerazzurro. Le sue esternazioni pubbliche, è un dato appurato, non sono mai banali e in fondo ne restituiscono l’animo autentico: di lui nessuno potrà certo dire che sia troppo diplomatico o, peggio, uno di quei “finti buoni” da dichiarazioni d’ordinanza. Di Meo dice sempre quello che pensa e tutto ciò, in un contesto nel quale la formalità e l’ovvietà imperversano contribuendo al generale appiattimento dei contenuti da sala stampa, assume una vasta e immediata viralità. Le dita medie delle mani mostrate a favore delle telecamere di Antenna Sud a pochi istanti dal triplice fischio del match di giovedì sera non hanno sicuramente la “presunzione” di rappresentare un gesto distensivo, raccontando al contrario, in maniera colorita e oggettivamente inopportuna, l’essenza di un uomo che vive il calcio in modo totalizzante. Ma siccome questo pezzo non è la fenomenologia di un tecnico sanguigno e appassionato, l’analisi ancora un po’ a caldo della situazione conduce a riflessioni sul “rischio” che l’allenatore possa essersi preso la scena – seppure involontariamente – a discapito degli altri componenti dello staff e dei calciatori che hanno compiuto l’impresa. Ecco perché, a pochi minuti dalla conclusione dei festeggiamenti fra gli spalti del “Ventura” e la zona Calvario, ci sembra doveroso evidenziare i meriti di tutte le componenti, includendo anche la dirigenza, in questa bella affermazione che vale il sussulto orgoglioso di una comunità sofferente per altre ragioni. E siamo sicuri del fatto che Pino Di Meo, da vero uomo di sport qual è, concordi con questa nostra valutazione. Comunque la si veda, è una persona più unica che rara.
Foto di Emmanuele Mastrodonato
