Vale la pena chiedersi se abbia un minimo senso logico ritenere ancora credibili le parole di amministratori pubblici del territorio continuamente smentiti dall’inesorabile corso dei fatti. Ritenere che i pochi giornalisti “attenti” agiscano per un motivo differente dal semplice dovere deontologico ha francamente stancato. Sindaci, assessori, consiglieri comunali di maggioranza delle nostre città ci risparmino almeno gli stucchevoli e vacui esercizi di vittimismo.
Questa è la fase storica più favorevole per amministrare una città sotto diversi punti di vista: mai le comunità erano state così distratte, disincantate, indisposte a qualsiasi manifestazione concreta e tangibile di dissenso. La gente dimentica ancora più in fretta di prima. I commenti sui social costituiscono la maggiore forma di pressione alla quale si è sottoposti. Niente male, specie al confronto di un periodo precedente (in particolare fra il 2012 e il 2018) contrassegnato da particolari e insistenti attenzioni mediatiche.
La qualità della vita nelle nostre realtà si è abbassata senza colpo ferire, tra infrastrutture deperite, centri storici abbandonati, vie principali impercorribili di sera, negozi chiusi, luoghi di aggregazione inesistenti, attività sportive ostacolate dall’insofferenza (e in alcuni casi dall’invidia del successo). Città sempre più invivibili e dall’aspetto rassegnato che rappresenta la demoralizzazione di chi le abita, tutt’altro che a misura di bambino, trasformate progressivamente in dormitori privi di qualsiasi attrazione. Le capacità, le idee, le competenze viste come un disvalore. Una classe politica al limite miope quando non cieca, talmente di bassa caratura da aver da tempo ceduto alle catastrofiche “visioni” di dirigenti ingabbiati nel grigiore dei loro uffici che non hanno mai conosciuto il mondo. E il “giornalismo” gradito a certuni, ovviamente, non può che essere quello che non fa domande o, peggio, si presta al gioco, spesso nemmeno per un tornaconto tangibile. Ecco allora le finte interviste accomodate e le veline di parte fatte passare per verità senza alcun approfondimento, la strategia del “ballon d’essai” con l’introduzione di notizie “precotte” per tentare di distogliere l’attenzione degli utenti dai temi sui quali non si è in grado di fornire risposte né spiegazioni, l’enfasi spropositata per avvenimenti di scarso rilievo.
Un “sistema” destinato ad impoverire le comunità, a sminuire il ruolo dell’informazione (non che gli operatori facciano molto per impedirlo!), ad abbassare gli standard qualitativi in tutti i settori. Un assessore completamente incapace di svolgere il suo ruolo e che nella vita quotidiana faticherebbe a trovare un impiego ormai non scandalizza più. Un sindaco chiaramente non in grado di assolvere al suo compito può anche essere rieletto senza che se ne provi un pizzico di vergogna.
È compito di chi comunica raccontare, cercando di mantenere l’equilibrio. L’attacco personale è proprio di un metodo che non ha niente a che vedere con l’informazione. Pretendere, però, la compartecipazione consapevole dei media alla fallimentare gestione della cosa pubblica è fin troppo. “Piangere e lamentarsi” per i toni duri di articoli in cui si riportano evidenze dimostrate dal trascorrere del tempo ci sembra avvilente. Il potere se ne faccia una ragione.
