La finalissima per l’oro vinta dalla Germania sulla Turchia ha rappresentato la degna conclusione di un Europeo dall’elevato livello medio. Inutile far troppa filosofia: il basket è evoluto a gioco di intensità e fisicità assolute, sulle quali costruire i sistemi aggiungendo il talento (quando c’è). Operazioni che necessitano di figure specifiche: i commissari tecnici o selezionatori, allenatori veri che si dedicano a quei determinati compiti.
Che l’Italia, per ora, sia periferica lo dimostrano non tanto e non solo i risultati della nazionale maggiore ma l’assenza di giocatori legati ai nostri club dai roster delle formazioni a medaglia. Urge ricostruire le mentalità dei dirigenti, superare lo stigma tutto italiano della paura del fallimento tecnico e della retrocessione per riempire gli organici di italiani di valore. Gli stranieri forti torneranno quando ci saranno i soldi per prenderne pochi ma decisivi e aiuteranno ad alzare la qualità dei nostri campionati.
La traversata nel deserto la deve compiere chi fa le squadre, chi le allena e si ostina a non dare spazio ai giovani. Tutto il resto è utile solo ad anestetiche autoassoluzioni.
